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Ricordi Natale

Poesie

 

Monte Catillo

 

 

O luminosi giorni dell'infanzia,

trascorsi errando

 fra le ginestre e i timi profumati

delle tue balze

alla ricerca del tesoro antico,

gonfie le tasche

di scorie nere e delle stelle erranti,

e bacche rosse

delle rose canine e biancospini.

Eri il mio mondo e il  paradiso, tutto.

Grida festose

lanciavo al sole, ritto sulla roccia.

Era solo per me l'ultimo raggio

 di rosso vivo

che si spegneva dietro il Cupolone.

Ed obbedivo triste

alle fiammelle delle case antiche,

che mute mi invitavano al ritorno.

Eri dei monti il più malioso monte,

posto a vegliare

 su di un paese magico, incantato...

...E poi la vita mi portò lontano...

Vent' anni dopo ed era giugno pieno.

La tua stagione

che ti riveste di ginestre d'oro.

In grigioverde mi inerpicavo con il cuore in gola

verso la cima

e mi sentivo veramente a casa.

 Venivo a te da un inferno di fuoco e di rovine.

Ma pure tu, ferito, mi mostravi

là, sulla roccia,

la nostra croce malamente torta.

Volsi lo sguardo anélo

sul paese cullato nei miei sogni

e vidi un cimitero

di case sbriciolate e non un suono

od una voce amica.

Versammo insieme il nostro pianto amaro.

Io, con il mio cuore d'uomo,

tu col lamento delle foglie scosse

dal vento di ponente.

Fuggii lontano e mi portai geloso

la scheggia ostile

ch' aveva stroncato un fior di caprifoglio.

E mi vedesti ritornare ancora.

Bianchi i capelli, e in cuore

l'ombra pesante delle mie croci.

Non ero più il monello.

Troppa messe di morte queste mani

avean raccolto,

troppo pianto m' aveva bruciato gli occhi.

E tu, immutato,

mi richiamasti con gli accenti noti a te per sempre.

Nella piega più verde e più fiorita

ora nascondi il nido

pigolante di tanti passerotti,

e in essi vive il monello ridente e vagabondo,

che mosse un giorno

alla ricerca del tesoro antico.

Ed ogni sera, quando tutto tace,

e splendono le stelle

mi siedo ai piedi della grande croce

che t'ho donato,

eterno pegno di un immenso amore.

E la preghiera,

che sale al labbro dal mio cuore stanco

si fonde ancora

al sospirar dell'erica e del timo.

Così, sempre così,

sarò con te, mio monte, fino a quando

 il rosso vivo

darà luce di gioia al mio tramonto.

 

 
           
Una cosa mi consola.... nessuno ha mai pianto per colpa mia.....Don Nello Del Raso
Aggiornato il: 28 marzo 2012