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Festa della Madonnina

 

 

Per i tiburtini la figura di “Maria Ausiliatrice” è la “Madonnina del Villaggio”. Presente per tanti anni nell’Oratorio del Seminario, dove centinaia di giovani si sono formati alla scuola di don Nello del Raso, la statua è ora custodita nella cappella del Villaggio Don Bosco. Il quartiere San Paolo non dimentica gli anni difficili del dopoguerra e la forza del suo sacerdote: conservando una tradizione nata dall’amore, accoglie ogni anno e con gioia sempre crescente, quell’icona che “racconta” una storia importante della comunità. L’immagine è condotta a spalla da rappresentati di ex oratoriani, organizzatori dell’evento. Intorno fiori, gente, musica, festa, addobbi colorati, volantini con preghiere ed “evviva”. Mons. Benedetto Serafini celebra la Messa nella piazza strapiena. Non c’erano soltanto i residenti dell’antico quartiere. La “Madonnina” è di tutta la città. A sera  inoltrata S. E. Mons. Mauro Parmeggiani guida, per la prima volta, la fiaccolata che riporta la statua alla sua chiesetta tra le colline.

                                                                                                G.C.T.

 

 


RIFLESSIONI

La Salesianità: Festa della Madonnina

 

La recente “Festa della Madonnina”, organizzata dagli “Oratoriani di Don Nello”, in una giornata esaltante, ci propone alcune riflessioni sulla sua storia, sui suoi contenuti sociali e religiosi, sui valori della “Salesianità”, sulla figura di San Giovanni Bosco, su quella di Don Nello, sul suo Oratorio, sul suo“Villaggio Don Bosco”, naturale espressione ed emanazione della ideologia Salesiana e su Don Benedetto.

 

Giovanni Bosco (1815-1888), nacque a Becchi, (Asti), fu ordinato sacerdote nel 1841, si occupò soprattutto dell’assistenza ai ragazzi poveri della Torino fortemente degradata di quegli anni.

Riunì intorno a sé alcuni ragazzi ed alcuni sacerdoti; intitolò il primo Oratorio a San Francesco di Sales, suo santo ispiratore e, in suo onore, chiamò Salesiani i suoi seguaci, nel 1860 formò, appunto, la Congregazione dei Salesiani; nel 1862, per la sua profonda devozione alla Madonna, fondò  la Congregazione di Santa Maria Ausiliatrice.

Per la sua intensa opera di proselitismo e per il suo eccezionale carisma è ricordato ed accomunato ai grandi della Cristianità : San. Pacomio, San  Benedetto, San Francesco. San Domenico..

Alla sua morte, in virtù di questo  carisma, i Salesiani erano sparsi ed operanti in tutto il mondo.

 Nel 1929, una statistica riferiva che esistevano 8.016 religiosi salesiani, 6035  suore e circa mezzo milione di collaboratori e nella stessa epoca erano state create, in Italia, 149 case salesiane, in Europa 164, tra Asia, Africa, Oceania 68, in America 235.

L’insegnamento pedagogico di Don Giovanni Bosco, non seguiva particolari canoni scientifici teorici e come caratteristica principale si prefiggeva di “prevenire anziché reprimere”.

 L’educatore doveva amare il ragazzo come se fosse un figlio ed il giovane doveva percepire di essere amato . Questo amore certamente sarebbe ricambiato, avrebbe creato  confidenza, fratellanza ed anche ubbidienza..

 Il giovane doveva essere  capito, studiato nelle sue inclinazioni, impegnato nella preghiera, nello studio, all’insegna della serenità e dell’allegria e, con il tempo, dopo un avviamento professionale, essere avviato ad un lavoro.

C’è in don Bosco il rifiuto assoluto del castigo e della repressione, perché, spesso, il castigo porta alla ribellione del ragazzo

Questo tipo di insegnamento, nel tempo, è divenuto “Salesianità”, è divenuto “tradizione salesiana”,  è divenuto “Grande Famiglia”, pervasa ed arricchita, inoltre, dall’esempio di vita di Don Giovanni Bosco.

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Ad ulteriore conferma, ecco alcuni stralci di suoi scritti:  

 “Per ottenere buoni risultati nell’educazione dei giovani bisogna studiare il modo di farsi amare per farsi poi temere”( II. 256)

“Rettamente educata la gioventù, vi sarà ordine e moralità, al contrario, vizi e disordine.” (III,205)

“Religione e Ragione sono le due molle di tutto il mio sistema di educazione. ( VII, 706).

“ Senza famigliarità non si dimostra l’affetto e senza questa dimostrazione non vi può essere confidenza. Chi vuole essere amato bisogna che faccia vedere che ama e chi è amato, ottiene

tutto. ((17,111).

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Da Don Giovanni Bosco a Don Nello il  percorso pedagogico si ripete e si sovrappone.

Don Nello Del Raso, divenne sacerdote salesiano ed all’insegnamento salesiano  uniformò

la sua attività..

 Don Giovanni Bosco aveva iniziato la sua attività nelle zone più degradate di Torino, Don Nello la iniziò durante la seconda guerra mondiale, al fronte di Montecassino e la continuò a Tivoli, la Tivoli disastrata dai bombardamenti e dal dramma della guerra.

Fece sue le idee di Don Giovanni Bosco, ma ci mise molto di personale per intense esperienze vissute.

I due erano accomunati da una forte vocazione a portare sostegno alla gioventù disagiata, facendo leva sull’amore e da una profonda venerazione per la Madonna.

 

Don Nello, a mia diretta testimonianza, riusciva  ad essere  l’amico fidato dei suoi ragazzi, viveva le loro difficoltà e ne era il confidente.

Ricordo di averlo trovato spesso nella sua cameretta disadorna su una vecchia poltrona foderata alla meglio, vicino ad un lettino di tipo ospedaliero, una sedia, un tavolo-scrivania, dove c’era tutto il disordine possibile ed in qualche spazio qualche caramella; cinque-sei-dieci ragazzi bivaccati sul letto e sul pavimento gli facevano cornice e  parlavano confidenzialmente di tutto, dai problemi della gestione del Villaggio a quelli del quotidiano.

Un quadro che esprimeva un programma tutto salesiano.

Non l’ho visto mai adirarsi; per essere obbedito bastava un suo sguardo.

 Qualche sera , d’estate, dopo cena si intratteneva con loro sul balconcino fuori del refettorio,  un “Mario” suonava la chitarra, creava allegria;  don Nello partecipava e qualche volta chiedeva: cantami ”Sapore di mare, sapore di sale”.

Poi tutti a dormire, lui, solo, al suo dormi-veglia.

 

Oltre a questa stessa identità pedagogica, un altro fattore che li accomunava, come sopra ricordato, era la profonda venerazione per la Madonna

Don Bosco, nel 1862, aveva creato la Congregazione di Santa Maria Ausiliatrice.

Don Nello, come prima manifestazione, organizzò la “Processione della Madonnina”.

Affido questo interessante ricordo storico alle parole che il compianto oratoriano Vivaldo pronunciò in un incontro storico per la vita degli Oratoriani e del Villaggio il giorno 8 Aprile 1991, quando dopo un periodo di sospensione  gli Oratoriani decisero di riprendere  il cammino della manifestazione :

”.......ed ora risalendo mentalmente a quei tempi, quando Don Nello vestiva ancora la divisa  di cappellano militare, è doveroso per tutti noi rivolgere un pensiero riverente ai nostri amici scomparsi,  che furono assidui frequentatori e animatori dell’Oratorio, Giulio Coltellacci, Palmiro D’Andrea, Memmo Giannotti, Mario Mocogni, Raimondo Pappalardo, Attilio Passariello, Silvio Prestileo, Giuliano Spada, Benito Zampera. e , ........per quanto riguarda la Processione ricordare la lungimiranza  del nostro valido educatore e maestro Don Nello, quando con l’aiuto dei suoi ragazzi  e degli operai della tipografia Chicca, organizzò la processione, che suscitò un autentico trionfo di fede, rivolto alla Madonnina  venerata ed acclamata dalla popolazione tiburtina.”.

 Nel discorso ricorda “Alberto Lulli, proto degli Stabilimenti Chicca, che volle , unitamente a tutto il personale, donare all’Oratorio la statua della “Madonna Ausiliatrice”; e ricorda, con gratitudine, la affettuosa partecipazione dei  titolari dello Stabilimento, Ersilia ed Aldo Chicca,  che diedero il loro consistente contributo con  l’autorizzazione incondizionata ai loro dipendenti di realizzare, in azienda, la “macchina” per portare a spalla la Madonnina da Piazza Garibaldi all’Oratorio in piazza del Seminario”.

 

Qui al seminario, sempre in ossequio ed unità di vedute pedagogiche salesiane, appena gli era stato possibile, analogamente a Don Giovanni Bosco, aveva organizzato, in uno scantinato del Seminario, l’Oratorio, usando apparecchiature di seconda mano, offerte dallo Stabilimento Pirelli di Tivoli, avvalendosi della collaborazione di veri maestri d’arte, che affiancarono don Nello,

Tutti, a cominciare da Toto Cacurri, che, oltre che essere un maestro d’arte, era amico e consigliere di Don Nello, con lo stesso suo amore, da lui contagiati, misero a disposizione dell’Oratorio tutta la loro qualificata esperienza

 

Posso riportare un articolo anonimo di cronaca su un giornale del tempo, che riferiva i risultati di una mostra e la premiazione dei vincitori, tra una quarantina di espositori:

Pittura: Aldo Badaracchi (Madonnina); Santino Ricci (Paesaggio giapponese).

Disegno: Antonio Giammaria( disegno meccanico); Aldo De Santis (disegno meccanico).

Aeromodellismo: Renato De Angelis.

Traforo: Giulio Porcelli, Amerigo Stabile.

Ferro: Gastone Petrucci.

Alluminio: Mimmo Daggianti (Aeroplano) Francesco Rufini (figurine).

Legno: Cesare Feliziani (Barca).

 

L’attività dell’oratorio durò fino all’Ottobre 1950, quando Don Nello si spostò all’attuale sede del Villaggio .Per le finalità che perseguiva rappresentò una esperienza positiva, perchè formò decine e decine di artigiani di ottima preparazione.

La Salesianità oratoriana che fu di Don Nello, delle prime dame patronesse e  dei ragazzi di allora  si riscontra negli Oratoriani di oggi, ben organizzati sotto la guida entusiasta dell’amico Giampiero Cacurri

Essi, portatori del messaggio salesiano, in quello storico incontro dell’Aprile 1981, stabilirono di ripristinare l’unica manifestazione religiosa del Villaggio, la più significativa, ed hanno il grande merito di averla realizzata fino ad oggi con la stessa atmosfera,  nonostante siano trascorsi oltre sessanta anni dalla nascita dell’Oratorio ed oltre trenta anni dalla morte di Don Nello.

Il quartiere S. Paolo, definito da Don Nello”il più povero,ma anche il più  generoso” è stato ed è la culla del Villaggio e si identifica nell’azione salesiana di Don NELLO,

Gli abitanti di S,Paolo, non dimentichiamolo, sono quelli che, nella estrema indigenza, portarono la mitica bottiglia di olio riempita con un  cucchiaio di olio per ogni famiglia.

E’ un fatto di cuore!.

Constatare l’impegno dei vari organizzatori del Comitato e la partecipazione attiva di tutta la popolazione del quartiere nell’addobbare tutto il quartiere a festa gioiosa, è fatto che stimola le emozioni più profonde e lascia bene sperare per un futuro sempre più radioso.

 

La Salesianità di don Nello ha trovato una sua continuità  fedele in don Benedetto, che riesce,  anche con i cambiamenti della Società, a mantenere l’atmosfera che fu di Don Bosco ed, immodificata o quasi, di Don Nello.

 

Post scriptum

Il Consiglio di Amministrazione che rappresento, consapevole dell’importanza ideologica dell’Associazione oratoriana , del loro contributo al prestigio dell’Istituzione esprime in questa pagina il proprio apprezzamento , il sentito ringraziamento e l’incoraggiamento a proseguire  il loro compito insostituibile.

 

Personalmente, per aver ricevuto una formazione salesiana presso  Collegio Salesiano del Sacro Cuore di Roma, durante il periodo di studio del ginnasio, per aver avuto la fortuna di vivere a fianco di Don Nello, per aver potuto apprezzare il suo spirito salesiano e la sua missione sociale e religiosa, per essere stato da lui stesso scelto alla Presidenza della sua Opera  posso dire che

la SALESIANITA’ dà un senso alla vita ed alla nostra Società.

                                                                                                                                              D.G.

 

           
Una cosa mi consola.... nessuno ha mai pianto per colpa mia.....Don Nello Del Raso
Aggiornato il: 28 marzo 2012